ANCHE EINSTEIN SBAGLIAVA (MOLTO)

Leggendo un bel libro di Carlo Rovelli, ho appreso che Einstein, il più grande scienziato del ‘900, più e più volte ha commesso errori scientifici non trascurabili. Prendeva delle vere e proprie cantonate. Cambiava spesso idea su questioni oggetto dei suoi studi, senza preoccuparsi minimamente di apparire contraddittorio.

Conclude Rovelli: “Per capire il mondo bisogna avere il coraggio di provare idee, non avere paura di sbagliare, continuamente riadattarle, per farle funzionare al meglio.Einstein che sbaglia più di tutti e Einstein che capisce più di chiunque altro la natura, sono aspetti complementari e necessari della stessa profonda intelligenza: l’audacia del pensiero, il coraggio di rischiare, il non fidarsi delle idee ricevute, neanche delle proprie.

Avere il coraggio di sbagliare, avere il coraggio di cambiare idea, non una volta ma ripetutamente, per poter trovare. Per poter arrivare a capire.

L’importante non è aver ragione, è arrivare a capire”.

LISSITZKY

Ok. Di righe ne abbiamo viste tante. Rosse e nere poi. Eppure questi elementi così riconoscibili conservano sempre il loro fascino, fanno tornare alla memoria le straordinarie esperienze delle avanguardie del primo novecento. Periodo ricco di incursioni, sperimentazioni, dove tutte le possibilità del mondo apparivano a portata di mano.

NUOVI ALFABETI 2

Gli autori di film di fantascienza si imbattono, a volte, nella necessità di costruire nuovi linguaggi e nuovi alfabeti per dare maggiore realismo alle creature aliene. Mi viene in mente il linguaggio Klingon della serie Star Trek. E’ un gioco che incuriosisce e aiuta a comprendere. il linguaggio nella specie homo sapiens non è solo comunicazione tra esseri: per dare senso ad ogni aspetto della nostra esperienza, per certi versi alla nostra stessa vita, ci si affida a questi codici. Incredibile!

RIPETIZIONE E CAMBIAMENTO

Da adolescente ho acquistato un libro, che ancora conservo, del musicista Brian Eno dal titolo “Strategie Oblique”. Una delle considerazioni che ricordo distintamente riguardo gli schemi da lui utilizzati per comporre musica è “la ripetizione è una forma di cambiamento”. Per chi ama la musica elettronica l’affermazione non dovrebbe più di tanto sorprendere.

Ho provato ad applicare questo pattern alla mia esperienza di frequentatore dei mondi “ceramici”. Il processo creativo sembrerebbe iniziare a fare la sua comparsa quando hai ripetuto una cosa 10, 100, 1.000 volte. Il cervello evidentemente (qui mi faccio aiutare da alcune letture) funziona così: più ripeti un gesto, più quel gesto diventa familiare e arrivi a possederlo, minore è l’energia che il cervello impiega per compierlo via via ogni volta e maggiore è il livello di creatività che a quel punto puoi esprimere. Quindi, ricapitoliamo. Più una cosa è ripetitiva, più diventa la base per aprire possibilità creative. Interessante? Più replichiamo, più siamo ortodossi nella ripetizione costante e maggiore potrebbe rivelarsi lo scostamento da quella stessa ortodossia.

O no?

NUOVI ALFABETI

Mi rendo conto che il titolo potrebbe apparire un po’ ambizioso. La tentazione era comunque troppa. Un alfabeto nuovo almeno per me.

RODCENKO

Sono stato da sempre affascinato dal “costruttivismo”, declinazione del futurismo. L’uso del colore rosso e nero per rappresentare idee di innovazione proiettate nel futuro. Aleksandr Michajlovič Rodčenko ne fu uno dei più rappresentativi esponenti. Avevo un libro in casa da piccolo su lui e sulla sua compagna Stepanova. Lo sfogliavo sempre con grande interesse. Poi, qualche estate fa, quasi casualmente, entro in un museo della Sardegna e, sorpresa, mi gusto una bellissima mostra a lui dedicata. Il vaso non è certo ispirato da quel movimento, se non per la presenza del rosso e del nero.

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PENSIERI CORPOREI

Come la mettiamo quando qualcuno ti dice che “i pensieri sono corporei, perché frutto di connessioni neurali all’interno del nostro cervello” e non sono quindi “entità che fluttuano nell’aria”? Lo scrive Lakoff, docente di linguistica e scienze cognitive, in uno dei suoi libri. Verrebbe meno la magia incastonata nell’intimo legame tra idea, pensiero, creatività e l’oggetto fatto di materia? Oppure definire la creatività umana frutto di concretezza chimica le dona ancora più magia? Io mi schiero decisamente con la seconda!

NO-SENSE

Esistono dei momenti nei quali ci si sofferma a osservare una propria creazione. Si tenta di comprendere perché abbia quelle forme e non altre, come mai susciti pensieri di un tipo o non susciti alcun pensiero.

Mi vengono così in mente le parole di Albert Camus, convinto che la vita non ha alcun senso, accade e basta. E allora le forme ceramiche ci sono e basta, arrivano così: banali, interessanti, noiose, coinvolgenti. Vivono nella imperfetta quotidianità.

IRREALE

C’è una bella frase di Pablo Picasso che dice, più o meno, “ogni cosa tu puoi immaginare è reale”. Siamo sicuri che OGGI questo sia vero? O non è più giusto modificare l’affermazione in “ogni cosa tu puoi immaginare NON è reale”? Io penso proprio di sì.

ARISTOTELE E IL TEMPO

Aristotele pensava che il tempo fosse la misura del cambiamento. Se nulla cambia il tempo non passa e se nulla cambia non c’è tempo, perché il tempo è la traccia del movimento. Così la creazione ceramica può apparire uno degli infiniti modi per dare vita e forma al tempo.