RIPETIZIONE E CAMBIAMENTO

Da adolescente ho acquistato un libro, che ancora conservo, del musicista Brian Eno dal titolo “Strategie Oblique”. Una delle considerazioni che ricordo distintamente riguardo gli schemi da lui utilizzati per comporre musica è “la ripetizione è una forma di cambiamento”. Per chi ama la musica elettronica l’affermazione non dovrebbe più di tanto sorprendere.

Ho provato ad applicare questo pattern alla mia esperienza di frequentatore dei mondi “ceramici”. Il processo creativo sembrerebbe iniziare a fare la sua comparsa quando hai ripetuto una cosa 10, 100, 1.000 volte. Il cervello evidentemente (qui mi faccio aiutare da alcune letture) funziona così: più ripeti un gesto, più quel gesto diventa familiare e arrivi a possederlo, minore è l’energia che il cervello impiega per compierlo via via ogni volta e maggiore è il livello di creatività che a quel punto puoi esprimere. Quindi, ricapitoliamo. Più una cosa è ripetitiva, più diventa la base per aprire possibilità creative. Interessante? Più replichiamo, più siamo ortodossi nella ripetizione costante e maggiore potrebbe rivelarsi lo scostamento da quella stessa ortodossia.

O no?

NUOVO ALFABETO

Mi rendo conto che il titolo potrebbe apparire un po’ ambizioso. La tentazione era comunque troppa. Un alfabeto nuovo almeno per me.

RODCENKO

Sono stato da sempre affascinato dal “costruttivismo”, declinazione del futurismo. L’uso del colore rosso e nero per rappresentare idee di innovazione proiettate nel futuro. Aleksandr Michajlovič Rodčenko ne fu uno dei più rappresentativi esponenti. Avevo un libro in casa da piccolo su lui e sulla sua compagna Stepanova. Lo sfogliavo sempre con grande interesse. Poi, qualche estate fa, quasi casualmente, entro in un museo della Sardegna e, sorpresa, mi gusto una bellissima mostra a lui dedicata. Il vaso non è certo ispirato da quel movimento, se non per la presenza del rosso e del nero.

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PENSIERI CORPOREI

Come la mettiamo quando qualcuno ti dice che “i pensieri sono corporei, perché frutto di connessioni neurali all’interno del nostro cervello” e non sono quindi “entità che fluttuano nell’aria”? Lo scrive Lakoff, docente di linguistica e scienze cognitive, in uno dei suoi libri. Verrebbe meno la magia incastonata nell’intimo legame tra idea, pensiero, creatività e l’oggetto fatto di materia? Oppure definire la creatività umana frutto di concretezza chimica le dona ancora più magia? Io mi schiero decisamente con la seconda!

NO-SENSE

Esistono dei momenti nei quali ci si sofferma a osservare una propria creazione. Si tenta di comprendere perché abbia quelle forme e non altre, come mai susciti pensieri di un tipo o non susciti alcun pensiero.

Mi vengono così in mente le parole di Albert Camus, convinto che la vita non ha alcun senso, accade e basta. E allora le forme ceramiche ci sono e basta, arrivano così: banali, interessanti, noiose, coinvolgenti. Vivono nella imperfetta quotidianità.

IRREALE

C’è una bella frase di Pablo Picasso che dice, più o meno, “ogni cosa tu puoi immaginare è reale”. Siamo sicuri che OGGI questo sia vero? O non è più giusto modificare l’affermazione in “ogni cosa tu puoi immaginare NON è reale”? Io penso proprio di sì.

ARISTOTELE E IL TEMPO

Aristotele pensava che il tempo fosse la misura del cambiamento. Se nulla cambia il tempo non passa e se nulla cambia non c’è tempo, perché il tempo è la traccia del movimento. Così la creazione ceramica può apparire uno degli infiniti modi per dare vita e forma al tempo. 

EVENTI CASUALI

Tutti noi siamo nati in una data realtà storica, condizionata da particolari norme e valori e gestita da un unico sistema economico e politico. Diamo per scontata questa realtà, pensando che sia naturale, inevitabile e immutabile. Dimentichiamo che il nostro mondo è il prodotto di una catena accidentale di eventi e che la storia non è plasmata soltanto da tecnologia, politica e società, ma anche da pensieri, paure e sogni. La gelida mano del passato emerge dalla tomba dei nostri antenati, ci afferra alle spalle e dirige il nostro sguardo verso una singola porzione di futuro. La storia spiega che la nostra situazione presente non è né naturale né eterna. Soltanto una sequenza di eventi casuali ha creato il mondo che conosciamo oggi (cit. Harari). Ogni creazione umana appare il prodotto di una serie di eventi casuali…. come gli oggetti che dall’argilla si trasformano magicamente in ceramica.

DISIMPARARE È DIFFICILE

Qualche tempo fa, su consiglio di un artigiano di Deruta, chiamo al telefono quello che considero uno dei più bravi tornianti della ceramica oggi in circolazione. Non tiene corsi. Però, parlando, decide lo stesso di venirmi a trovare. Due giorni interi, sabato e domenica, dal mattino alla sera, mi mette sotto torchio per condividere i segreti del tornio da ceramica. Il problema è che dopo due anni da autodidatta avevo il mio “stile”. Mirko, il nome del torniante, mi dice: conserva il tuo stile perché ti tornerà utilissimo, ma prima torniamo da capo sui fondamentali della modellazione ceramica con il tornio. Facile? Un vero incubo. Sembravo tornato alle prime armi, sbagliavo tutto, non mi ci raccapezzavo più. Era un mondo estraneo e ostile. Eppure ora, a distanza di poche settimane, appena il tempo me lo permette, riesco ad avere una sensibilità e una capacità analitica nella produzione ceramica enormemente migliorata. Disimparare e uscire dalle proprie rigidità all’inizio è veramente dura, aprire la mente a nuove idee può essere faticoso, cambiare un po’ noi stessi altrettanto. Però, indiscutibilmente, si riesce a migliorare, nella ceramica come nella vita.